My name is Tristan and I am alive!

My name is Tristan and I am alive è il ritornello di una canzone di Patrick Wolf, ma è anche quello che ho pensato mentre tornavo a casa, dopo essermi testata in un giro di gruppo con distanze un po’ più elevate di quelle cittadine.

L’obbiettivo, già dichiarato nel post precedente, era Milano-Pavia e ritorno.

Sveglia impostata alle ore 9.15. Io mi riaddormento e per puro culo mi risveglio solo un quarto d’ora dopo. Le birre della sera prima si sentono, quindi cerco di ripristinare i miei equilibri corporei con del succo di guava seguito da aspirina.

Scelgo con cura l’abbigliamento tecnico, visto che si prevede freddo: pantapannolone con shorts sopra, maglia sintetichina asciugasudore-produciirratazioni, micropile, giacchetta windproof regalatami da Pam e i calzini sexy (quelli con la faccia della renna sopra). Butto in borsa una felpa e una giacca in caso di pioggia.

L’appuntamento è alle 10.15, io arrivo tranquillamente alle 10.30 e non sono neanche l’ultima. Il gruppo si forma: siamo in 5, nessuno in più dei già confermati, io, Stefano, Will, Simone e Beppe. Alla partenza tutti si dimenticano di fare una foto, quindi recuperiamo appena giunti al naviglio.

Seguiamo la ciclabile fino quasi alla rotonda di Binasco, dove l’ultimo tratto di pista è ancora in lavorazione e quindi ti sputa sulla Statale dei Giovi, in un punto nemmeno troppo carino e/o sicuro, in direzione dell’orrida rotonda. Ma noi non ci stiamo e ingannati dalle illusioni ottiche che il freddo ci propina, decidiamo di oltrepassare la transenna dei lavori in corso e di proseguire. Tutto sembra andare bene, fino a che non incontriamo dei problemi tecnici: il sottopasso è allagato. La maggior parte di noi decide di ritornare sui propri passi, qualcuno invece tenta l’attraversamento al grido di “non dovrebbe essere profonda”. In realtà si rivelerà essere mezzo metro d’acqua.

Stop a Binasco per salutare Max e poi via in direzione Pavia.

Più ci avviciniamo alla nostra destinazione e più il clima si fa rigido. Simone parte in quarta senza accorgersene e, a meno di 8km dall’arrivo, io scoppio e invoco la pietà di qualcuno perché mi finisca. Stefano invece decide di farmi forza e di tenere una velocità più contenuta. Rinvigorita dal supporto di Stefano tengo botta e riesco ad arrivare fino alla nostra destinazione: Trattoria da Armando.

Tra un bicchiere di vino e l’altro il mio piano di tornarmene in treno viene boicottato: anche i pavesi hanno deciso di tornare a Milano, quindi io, per non essere da meno, risalgo in sella per il ritorno.

Il rientro scivola via veloce e in un paio d’ore siamo di nuovo a MilanoTiAmo.

I ragazzi, probabilmente per tenere alta la mia autostima, giurano che la mia presenza abbia evitato una bagarre testosteronica. In ogni caso, sebbene non rientri in noi uomini duri, anche noi donne abbastanza dignitose siamo contente del risultato! Vediamo come andranno le prossime uscite…

~ di lafattaturchina su gennaio 23, 2010.

Una Risposta to “My name is Tristan and I am alive!”

  1. grandi!

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