La sumia e il papagal – The (second) day after

Ore 11 e lo Sherpa arriva a casa mia. Bici alla mano e si va verso Rogoredo sotto un rassicurante sole che ci garantisce 15 gradi e ottimismo per le condizioni atmosferiche della gara.

Dopo un viaggio, durante il quale non ci è stato possibile usufruire del vagone bici, arriviamo a Lodi. Su indicazioni di un mio collega decidiamo di raggiungere Il Faro, per poter mangiare qualcosa prima di cricetare. Problema tecnico: Il Faro è su una strada sterrata e, dopo un po’ di ciclocross e madonne, scopriamo che ha prezzi nemmeno per sbaglio considerabili nella soglia dell’accettabile (leggi: una margherita 7neuri!).

Ci ributtiamo in centro per beccare Cimetta, Carlo e tutti quelli che con loro hanno fatto Milano-Lodi by bike. Il gruppo però si divide al momento del mangiare: io mi lancio su prosciutto glassato con miele e senape con patate, che mi si ripresenterà per tutta la prima mezz’ora della gara.

Al ritrovo troviamo i lodigiani ad attenderci assieme a facce più o meno conosciute. Immediatamente lo Sherpa viene riconosciuto dai lodigiani e sfumano per lui le possibilità di passare per out of town. A nulla serve invocare la sua natalità e residenza milanese; il verdetto dei giudici è irrevocabile: conosce Lodi più degli altri, quindi corre “in town”.

Si parte. Io, Teo e lo Sherpa riusciamo a prendere lo stesso bigliettino. Lo Sherpa è sicuro e ci guida lui. Imbocchiamo, a gambe fredde, la salita del Montadone. Il prosciutto glassato non perdona. Arriviamo al check, ritiriamo il manifest, appuriamo che prima di noi ne sono passati solo tre, pianifichiamo il giro e via andare!

Ci bruciamo veloci i primi tre check-point: nemmeno la vodka al parchetto ci rallenta (anzi, in realtà ci anima facendoci vincere il freddo e la digestione!), ma in direzione del quarto succede il fattaccio. Teo buca, per la seconda volta nella giornata, e non ha più camere d’aria. Panico. Io ho le toppe, ci toccherà andare di quelle. Mentre stiamo per adoperarci, vediamo arrivare gli altri esponenti del dRIM tIM e ci facciamo lanciare una salvifica camera d’aria da Carlo.

Ripartiamo dopo il pit-stop. L’ansia di aver perso tempo ci oscura la mente e imbocchiamo un paio di strade chiuse e/o inutili, che ci fanno perdere altro tempo. Ritorniamo lucidi e riprendiamo la retta via. Ci facciamo un altro paio di check e ci lanciamo verso gli ultimi due. Il penultimo è praticamente dietro Il Faro… e via di altro ciclocross!

Ormai non resta che un check-point e l’arrivo. Ma ecco che lo Sherpa scoppia e si trascina stancamente dietro di noi. Alla fine concludiamo la gara con una buona mezz’ora di margine, beviamo della birra gratis, facciamo aperitivo e io vengo premiata come seconda donna. Il mattino dopo si scoprirà che in realtà non ero io.

In sintesi: bella gara, un sacco di fango, pioggia, bella gente e grande ospitalità.

C’è solo da sperare che i lodigiani decidano di replicare!

Qualche photo dal flickr di Ben

~ di lafattaturchina su novembre 9, 2009.

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